Il progetto

FROSOLONE

Mappe delle comunità

Apparse per la prima volta intorno agli inizi degli anni Ottanta in Inghilterra e Regno Unito con il nome di Parish Maps, esse rappresentarono, di fatto, il frutto maturo della corrente scientifica e per certi versi anche politica di Common Ground (wwwcommonground.org; Smith 2006; Maggi 2009; Alliegro 2011; Magliacani 2015; Bindi 2017), un gruppo relativamente esteso di scienziati sociali, esperti di territorio e animatori di comunità interessati a intercettare tendenze e bisogni delle comunità locali e a facilitare con la propria azione il loro empowerment e la presa di coscienza dei patrimoni condivisi dalla collettività. Col tempo il lavoro iniziato allora con mappe ingegnosamente e creativamente disegnate dalle persone del posto e costruite con il loro diretto coinvolgimento, si sono intrecciate alle idee inerenti la salvaguardia e valorizzazione dei paesaggi culturali e dei patrimoni materiali e immateriali delle comunità locali, seguendo le vie di sviluppo del dibattito nazionale e internazionale, socio-culturale e normativo, ma anche economico sugli ecomusei, i gruppi di azione locale e le diverse associazioni e soggetti privati e pubblici impegnati a livello locale. In un tempo in cui la conoscenza specifica e profonda dei luoghi e dei territori sembra essere sacrificata a logiche sempre più globali e generalizzanti, le Mappe di Comunità riportano al cuore dell’azione scientifica, ma anche politica e sociale, un sapere sul territorio fortemente radicato nei confini di un paese, attento però al confronto, ai saperi specifici ricostruiti con puntualità e alla ricostruzione complessa del senso di appartenenza a un gruppo, a un luogo, a delle memorie, a dei valori specifici (Hague-Jenkins 2005). L’idea che sta alla base di questo approccio pensa ai territori secondo logiche non puramente ed esclusivamente geografiche o amministrative e recupera con forza un’idea dei luoghi come intreccio di significati e rappresentazioni condivise, partecipate, intensamente caricate di simboli e implicazioni affettive. Solo restituendo tutto questo insieme di valori condensati intorno agli insediamenti attraverso il capillare e diffuso lavoro di realizzazione di mappe condivise possiamo sperare di comprendere e restituire il complesso lavorìo che ogni collettività giornalmente conduce per dar senso alla terra che abita, ai luoghi che le fanno da scenario, alle memorie, alle aspettative e talora, ai timori per il futuro che condivide. Per far questo vengono messi a frutto e a sistema gli strumenti classici della ricerca socio-antropologica e storica – storie orali, produzioni individuali, storie di vita (disegni, immagini, archivi fotografici o audiovisivi e ancora scritture, diari privati, archivi parrocchiali e comunali, memorie familiari, etc.) attraverso i quali la comunità definisce, rappresenta e si interroga su stessa nella specifica e feconda relazione innescata dal patto etnografico che poggia lo sguardo su una data realtà comunitaria per interrogarlo nell’interstizio tra osservatore e osservato che a sua volta, però, interroga e interloquisce, non più inteso, per fortuna, come ‘muto della storia’ (De Martino 1959) da narrare da parte dell’erudito e dal ricercatore colto, ma attore paritario e interattivo di una ricostruzione identitaria negoziale che è al contempo culturale, sociale, politica e relazionale (Lave-Wenger 1991; Cornwall - Jewkes 1995; Wenger 1998; ).

Second Song

Il progetto, metodologia

Il progetto – che si inserisce nel quadro più ampio di una convenzione che prevede e ha previsto anche azioni e progetti sul fronte della valorizzazione dei patrimoni storico-archeologici e su una ipotesi di sviluppo agro-allevatoriale dell’area della Montagnola, è stato impostato essenzialmente su una metodologia di tipo etnografico, seppur limitata nel tempo, che ha cercato di fornire dati il più possibile rappresentativi delle varie componenti generazionali, sociali e culturali della comunità, nelle loro più diverse espressioni e si è, tra l’altro, rivelata utile anche nelle fasi preliminari di realizzazione del piano di progettazione per l’area della montagna presentato nel quadro di una misura del PSR – Progetto Alt®i Pascoli a valere sulla misura 16.5, ancora in valutazione nel momento in cui si scrive – e finalizzata sia a un utilizzo/gestione razionale delle aree comuni di pascolamento delle mandrie e delle greggi presenti sul territorio comunale che a una migliore interazione con le prospettive di sviluppo turistico e paesaggistico dell’area nel suo complesso. L’insieme degli interlocutori è stato selezionato con una metodologia a palla di neve, partendo dalle proposte e dalle indicazioni provenienti da alcuni testimoni privilegiati della comunità, da anni impegnati in attività sia di ricostruzione storica che culturale del paese e partendo da una ricognizione, anch’essa coadiuvata da queste figure locali di particolare utilità e rilievo, e dalla bibliografia, tra l’altro piuttosto ricca, prodotta nei decenni sulla storia e l’identità culturale di Frosolone. In alcuni casi gli incontri e i focus group hanno seguito logiche di omogeneità professionale, altre volte generazionale, altre volte ancora hanno rappresentato gruppi di interesse specifico. Trattandosi di un lavoro di ricostruzione di una mappa della comunità, una particolare attenzione è stata riservata alle provenienze territoriali, data anche la particolare conformazione del territorio comunale suddiviso, per ragioni storiche che vedremo in seguito, in un corpo centrale e in numerose piccole e meno piccole contrade satelliti che hanno salvaguardato ed elaborato nei secoli e decenni maggiore o minore distanza e autonomia rispetto al corpo centrale, amministrativo, storico e identitario del paese. Accanto ai focus group numerose sono state anche le interviste individuali a testimoni privilegiati di categorie specifiche o a rappresentanti di storie particolari del paese. Sia i focus group che le interviste individuali sono stati video-documentati al fine sia di fornire materiali di supporto per la restituzione di parte delle testimonianze nella mappa, sia per poter analizzare a posteriori e in modo articolato le testimonianze per realizzare un compiuto prodotto scientifico, ma anche perché lo strumento stesso del video-documentare innesca, in chi viene intervistato, una postura testimoniale che si è ritenuta cruciale nel dare senso all’operazione condotta, alla presa di consapevolezza dell’azione di contribuire consapevolmente alla realizzazione della mappa. Un campione più esteso è stato altresì raggiunto attraverso uno strumento, di certo meno complesso per domande e per articolazione interna delle risposte, quale il questionario che è stato somministrato in formato di flyer nel corso di alcune occasioni pubbliche di incontro della cittadinanza che hanno avuto luogo nel centro storico. Ciò ha permesso di raccogliere un certo numero di questionari piuttosto scarni nelle domande, ma utili a fornire una idea generale e più ampia possibile delle idee della popolazione locale in merito al paese, alle sue criticità e ai suoi punti di forza. Per raggiungere, infine, il target giovanile, prezioso per un progetto con lo sguardo lungo e la vocazione lungimirante come questo, si è pensato di svolgere alcune attività nelle scuole locali attraverso la collaborazione dei docenti che hanno affidato agli studenti compiti, mappe da riempire e disegnare, fotografie da scattare e titolare al fine di stimolare la creazione di ‘personalissime’ gallerie di immagini sul paese, sulle quali poi riflettere. Ne sono emerse rappresentazioni diverse su Frosolone, su cosa lo distingua in modo particolare da altri luoghi, cosa ne caratterizzi la specificità storica e presente nella complessa interazione con il non lontano capoluogo Campobasso, ma anche con la relativamente vicina Isernia, nel rapporto con la montagna e il confine appenninico, con le storiche vocazioni sia agro-pastorali che artigianali che lo hanno caratterizzato nel tempo e nella loro progressiva obsolescenza, in alcuni casi. La finalità di queste diverse fasi dell’indagine, somministrazione di questionari, interviste e focus group, accanto alla raccolta puntuale di archivi sia bibliografici che audiovisivi di momenti e occasioni salienti del paese è stata affiancata dalla documentazione e raccolta di materiali precedentemente realizzati (fotografie, video, testi) di alcuni tra i momenti più significativi, soprattutto dal punto di vista patrimoniale, del ciclo di vita locale. Ciò ha inteso costituire la base per la realizzazione di una mappa condivisa della comunità, per una ritessitura sottile delle relazioni e delle collaborazioni associative presenti nella collettività locale, per una crescita dell’impegno e della consapevolezza nel prendersi cura del proprio territorio, in quell’aver a cuore comune che è poi la sintesi migliore della stessa percezione di appartenenza ai luoghi e alle comunità.

Bibbliografia generale
  • Alliegro Enzo Vinicio, 2007, Eco-Sviluppo, in “Akiris, Rivista trimestrale per lo Sviluppo Locale”, numero monografico a cura di G. Gugg e E.V. Alliegro, III, 6-7.
  • Alliegro Enzo Vinicio, 2011, La mappa non è il territorio? Luoghi comuni per musei ed ecomusei, in Conservazione e restauro nei musei etnografici lombardi, a cura di F. Merisi, Pescarolo, Museo del Lino.
  • Bindi Letizia – Ballacchino Katia (a cura), 2017, Infanzia di una mappa. Ripalimosani, Campobasso, Palladino Editore.
  • Bindi Letizia, 2016, Tratturi in «Antropologia Museale», Etnografia del contemporaneo III: Le comunità patrimoniali, anno 13, n. 37/39, pp. 179-184.
  • Bindi Letizia, 2017, Leggi, mappe, comunità. L’ecomuseo: un campo per l’etnografia delle istituzioni, “Archivio di Etnografia”, XII (1-2), pp.. 35-57.
  • Bindi Letizia, 2017, Vie transumanti. Tra forme del pastoralismo tradizionale, nuove ruralità e processi di patrimonializzazione in Letizia Bindi – Katia Ballacchino (a cura di), Cammini di uomini, cammini di animali. Transumanze, pastoralismi e patrimoni bio-culturali, Campobasso, Il Bene Comune Edizioni, pp. 87-106.
  • Corwall Andrea – Jewkes Rachel, 1995, What is participatory Research?, “Social Science and Medicine”, 41: 1667-1676.
  • Grimaldi Piercarlo (a cura), 2017, Di tartufi e di masche. Il tartufo bianco d’Alba: una storia notturna, Pollenzo, Pollentia University – Slow Food Press.
  • Hague Charles – Jenkins Paul (a cura), 2005, Place Identity: Participation and Planning, Abindon: Routledge.
  • Hall Edward T. (1968), La dimensione nascosta, Milano, Bompiani.
  • Herzfeld M., Intimità culturale. Antropologia e nazionalismo, Napoli, L’Ancora del Mediterraneo 2003.
  • Lave John – Wenger Edward, 1991, Situated Learning: Legitimate Peripheral Participation, Cambridge, Cambridge University Press.
  • Lévi-Strauss Claude, 1985, La poitière jalouse, Gallimard, Paris 1985.
  • Maggi Maurizio, 2009, Ecomuseums in Italy. Concepts and practices, in “Museologìa e Patrimônio”, 1 (2).
  • Magliacani Michela, 2015, Managing Cultural Heritage: Ecomuseums, Community Governance, Social Accountability, Hampshire, Palgrave MacMillan.
  • Smith Laurajane, 2006, Uses of Heritage, London-New York, Routledge.
  • Wenger Edward, 1998, Community of Practice. Learning, Meaning, Identity, Milano, Raffaello Cortina Editore.

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